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Videogiochi e figli: Guida pratica per genitori tra benefici e sicurezza

Pubblicato inizialmente il 26.1.2026

Tempo di lettura: 4 minuti

Parents and child bonding over gaming; a father teaching his son how to play video games while the mother smiles and claps her hands in a bright living room.
© Ketut SubiyantoSource: Photo by Ketut Subiyanto: https://www.pexels.com/photo/caring-father-teaching-son-using-joystick-4545957/

L'evoluzione del panorama digitale ha trasformato il tempo libero dei bambini e degli adolescenti, rendendo l'immersione negli ambienti interattivi un dato di fatto imprescindibile nell'era contemporanea. Tuttavia, l'accoglienza di questa tecnologia in famiglia è spesso accompagnata da inquietudine e "panico morale". Per una pratica genitoriale consapevole, è essenziale superare la visione del videogioco come minaccia e adottare una lente analitica ed empatica. Il videogioco, dunque, non deve essere demonizzato, ma compreso come un "laboratorio virtuale" dove i ragazzi sperimentano autonomia, competenza e connessione.

Panico morale e la violenza nei videogiochi

Il primo punto da cui vorrei partire è la definizione di "panico morale" e della sua correlazione con la violenza nei videogiochi.

Panico morale” descrive un fenomeno sociologico in cui la società reagisce con paura o rabbia esagerata nei confronti di un gruppo, un comportamento o un problema percepito come una minaccia per i valori morali o l'ordine sociale. I media spesso amplificano questi timori, creando la sensazione che il problema sia diffuso e pericoloso, anche quando le prove dicono il contrario. Riguarda meno ciò che sta accadendo realmente e più ciò che le persone credono stia accadendo.

Storicamente, i videogiochi sono stati spesso il bersaglio di questa reazione, in particolare per quanto riguarda il presunto legame tra contenuti violenti e aggressività nel mondo reale. Tuttavia, la letteratura scientifica più recente suggerisce che queste preoccupazioni siano ampiamente infondate o basate su studi metodologicamente fragili.

Ricerche condotte su campioni rappresentativi indicano che non esiste una correlazione significativa tra il tempo trascorso con videogiochi violenti e l'aumento di comportamenti aggressivi duraturi. L’aggressività è un fenomeno multifattoriale, influenzato più profondamente dall'ambiente familiare, da tratti di personalità innati e dall'esposizione alla violenza nella vita reale piuttosto che dall’utilizzo di videogiochi. Una meta-analisi che ha coinvolto circa 21.000 partecipanti, ha dimostrato che l'impatto dei videogiochi violenti sull'aggressività è così esiguo da risultare praticamente irrilevante.

Spesso, il comportamento antisociale online (come il "trash-talking" o il trolling) è più legato alle dinamiche della comunità e all'anonimato che al contenuto del gioco stesso.

PEGI e linee guida per età

Avete mai notato l’etichetta sulle confezioni dei videogiochi (per chi va ancora a comprare quelli fisici) in cui è scritto PEGI? Ecco, quello è il “Pan European Game Information” sistema di classificazione usato per valutare i giochi in base all’età e al contenuto, non è sono solo un suggerimento commerciale, ma uno strumento basato su criteri psicologici evolutivi per proteggere il benessere dei minori. Comprendere questi criteri permette di fare scelte informate invece di basarsi su pregiudizi.

PEGI rating system guide: Overview of game content characteristics, violence levels, and age suitability for parental control and child safety.

Controllare le etichette PEGI può conferire una maggiore fiducia nella gestione dei propri figli e una riduzione dei conflitti legati ai contenuti inappropriati, inoltre l'utilizzo dei parental control integrati nelle console (Xbox, PlayStation, Nintendo) permette di automatizzare i limiti di tempo e di spesa, togliendo al genitore il ruolo di "poliziotto" e riportandolo a quello di educatore.

Questo è il sito su cui si può controllare la valutazione, nel caso di acquisti su piattaforme in cui non è chiaramente indicato il PEGI.

Il Cervello in gioco

A differenza di guardare passivamente un video, il videogioco richiede una partecipazione attiva e una costante mobilitazione delle risorse cognitive. Secondo Vygotskij l'apprendimento avviene nella "Zona di Sviluppo Prossimale", ossia lo spazio tra ciò che un bambino sa fare da solo e ciò che può fare con un supporto. Nei videogiochi ben progettati, le meccaniche stesse fungono da "altro più esperto", offrendo sfide calibrate che incoraggiano il giocatore a superare i propri limiti.

I videogiochi sono in grado di stimolare la motivazione intrinseca: feedback immediati, gratificazione per il superamento di ostacoli e sensazione che le proprie azioni abbiano un impatto reale, creano un ambiente di apprendimento ottimale.

Potenziamento delle funzioni esecutive

Le funzioni esecutive, che comprendono la memoria di lavoro, il controllo inibitorio e la flessibilità mentale, sono i pilastri del successo scolastico e della regolazione emotiva. Una ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association nel 2022 ha rilevato che i bambini che giocano ai videogiochi generalmente mostrano prestazioni superiori nei test cognitivi legati alla memoria di lavoro e al controllo degli impulsi rispetto a chi non gioca mai. Giochi come Minecraft, ad esmpio, non sono semplici passatempi, ma veri e propri laboratori di pianificazione strategica e flessibilità, dove i bambini devono risolvere problemi complessi e cooperare per raggiungere obiettivi comuni.

I giochi come palestra per decisioni morali e empatia

Se un libro ci permette di guardare attraverso gli occhi di un personaggio, il videogioco ci permette di essere quel personaggio. Giochi narrativi come "Life is Strange" pongono i giocatori di fronte a dilemmi morali ed etici profondi, in cui ogni scelta ha conseguenze sul destino dei personaggi e sullo sviluppo della trama. Questo tipo di coinvolgimento facilita la "trasportazione narrativa", un processo mentale che può portare a cambiamenti attitudinali duraturi e a una maggiore comprensione delle diversità sociali.

L'identificazione con l'avatar non è solo una forma di evasione, ma può diventare uno strumento di esplorazione dell'identità. Secondo la Teoria dell'Autodeterminazione, i videogiochi soddisfano tre bisogni umani fondamentali: autonomia (capacità di fare scelte), competenza (padronanza delle abilità) e relazionalità (connessione con gli altri). Quando questi bisogni sono soddisfatti, il gioco contribuisce positivamente al benessere psicologico del minore.

Infographic showing the benefits of Game-Based Learning across Cognitive, Social, Emotional, and STEM skills, detailing learning mechanisms and observed benefits like memory and problem-solving.

Utilizzo consapevole dei videogiochi

Il genitore ha il compito di essere la guida del figliə nel mondo, di fornirgli gli strumenti per permettergli di muoversi sicuro e diventare indipendente. Questo si applica anche quando si parla di videogiochi o media. Questi sono alcuni stili di mediazione genitoriale, che hanno effetti diversi sulla relazione e il comportamento del figliə.

  • Mediazione restrittiva: Si basa sull'imposizione di regole rigide su tempo e contenuti, senza alcuna discussione o spiegazione. Sebbene sia efficace con i bambini molto piccoli, negli adolescenti può generare al contrario segretezza, conflitti e un aumento del desiderio per il "frutto proibito".

  • Mediazione attiva: Comporta discussioni critiche e aperte sui contenuti dei giochi. Il genitore aiuta il figliə a interpretare ciò che vede, distinguendo tra realtà e finzione e promuovendo l'alfabetizzazione digitale. Questo approccio è associato a minori rischi di cyberbullismo e a una migliore regolazione emotiva.

  • Co-playing (Co-uso): Il genitore partecipa attivamente alle sessioni di gioco. Questa condivisione non solo migliora la coesione familiare, ma permette al genitore di monitorare l'esperienza in modo non intrusivo, creando un terreno comune per la comunicazione  e un miglioramento del rapporto con i figliə.

È importante avere una prospettiva di salute mentale integrata, in cui il videogioco è visto come una delle tante tessere che compongono il mosaico dello sviluppo del bambinə. Il problema non risiede quasi mai nel mezzo tecnologico in sé, ma nel vuoto relazionale o emotivo che il gioco eccessivo potrebbe tentare di colmare.

In quest’ottica diventa importante trasformare il rapporto con i videogiochi in un'esperienza di crescita.

Alcune pratiche virtuose che si possono attuare:

  • Valorizzare l'alfabetizzazione digitale: Invece di proibire, è utile insegnare ai ragazzi a interrogarsi sulla qualità dei giochi e sulle meccaniche che creano dipendenza (come le loot boxes), promuovendo un consumo critico.

  • Integrare il digitale nella vita reale: Portare fuori dallo schermo le passioni nate nel gioco (es. se un bambino ama Minecraft, proporre attività di costruzione manuale o architettura; se ama i giochi musicali, incoraggiare lo studio di uno strumento reale).

  • Mantenere l'apertura al dialogo: Essere il porto sicuro a cui il bambinә può rivolgersi se incontra contenuti spaventosi o situazioni di bullismo online, senza timore di essere punito.

In conclusione

il videogioco non deve essere considerato un nemico da temere, ma un "laboratorio virtuale" ricco di opportunità per la crescita cognitiva, emotiva e sociale dei minori. Superare il "panico morale" significa riconoscere che l'impatto dei contenuti violenti è spesso sovrastimato rispetto a fattori ben più determinanti, come l'ambiente familiare e i tratti di personalità.

Abbracciare questa sfida significa smettere di agire come "poliziotti" per diventare guide ed educatori. Solo attraverso l'empatia e la curiosità verso il mondo virtuale dei propri figli è possibile costruire quel "porto sicuro" necessario affinché i videogiochi diventino un'autentica esperienza di crescita e una palestra per le competenze del futuro.

Bibliografia

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